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Amniotic Boulevard 6

apartment U

6/4/06 10:13 pm - Benno Hill

Seguo Andy nell'antro, a mio agio come fossi dal dentista. I dentisti, che simpatico pretesto per una digressione. Dicesi digressione un'espediente usato dagli scrittori o sedicenti tali, o sedicenni tali se son molto giovani, quando perdono il filo dei propri pensieri. Coi dentisti si hanno sempre i dialoghi più surreali. Soprattutto quando si sentono in diritto/dovere di iniziare una conversazione mentre ti dislocano una mascella a spallate costringendoti a rispondere alle loro frasi con laconici gemiti da giumenta in calore (mheeeuhu, nfmmmm gahgmmmnf). Ma loro no, loro conversano... E scorgendo la tua immotivata smorfia mentre ti arpiona una radice, chiederà se stai male. Digli che no, figurati, lui è un Canova dell'ortodonzia. E` che hai mal di schiena, mentre ti leviga il canino. Chiederà il perchè. Risponderai che hai portato a braccia 24 Benno. Chiederà cos'è Benno. Soffocandoti nella tua stessa saliva e con la voce riverberata dal ronzio del trapano a farti a somigliare a Robocop dopo un round di margaritas, dirai: è un portacd a colonna dell'Ikea. Domanderà incalzante cosa te ne fai di 24 Benno? Invece del prosaico: "ci ripongo i dischi, ritardato figlio illegittimo della psoriasi" anelerai masochisticamente a essere sarcastico, e replicherai: "li getto dai cavalcavia". Si arresterà. Con l'incompiutezza nello sguardo vacuo, e una mola che vortica a 3 mm dalla tua lingua. Per chiederti: "Quale cavalcavia?"
A quel punto che cosa puoi fare se non fissarlo con lo stesso amichevole slancio che avresti per una turca?
Avete presente la toilette dell'autogrill. Autogrill turco. Con la signora che aspetta le monetine. La turca, ecco.
Ovviamente ho risposto "cavalcavia della Cavallosa, tortona. è un must, un classico intramontabile".
Suppongo dovrò cambiare dentista. Lui ha cambiato autostrada per andare in ferie.
Peccato, ci sono dei tramonti stupendi, A Tortona. Il sole proietta ombre dalle mille forme, infrangendosi sulle forme che costellano il manto stradale. Colonnine di legno in frantumi sulla collina.
24 Benno a weekend.

12/2/05 06:11 pm - Artificial Intelligences (A Snapshot)

Chilometri di vuoto in ogni direzione, e al centro io.
Dev’essere così che si sente un neurone nel cranio della Fallaci, conati a parte. Io non ne ho.
Non ho neanche i soldi per un taxi, potenzialmente più utili. E fuori piove. Un diluvio “a la parisienne”, solo… con l’acqua al posto del piombo banlieu.
Piove anche dentro, in effetti, il soffitto del capannone ha più crepe e buchi di un eroinomane, ma meno euforia.
Forse piove anche nel cranio della Fallaci, spiegherebbe molte cose. A volte vorrei ci piovesse “a la parisienne”. E sono le volte in cui sono affettuoso.
Ad ogni modo, devo tornare a casa, ho delle esigenti bionde che mi attendono. E far aspettare una doppio malto vìola ogni mio principio morale. Figuratevi le modelle che mi attendono a casa.
Sono bloccato, e il tempo vola. Io no, quindi anche questa è esclusa.
Non ho scelta. La situazione è illogica, l’unica soluzione plausibile, è ancora più irrazionale.
Maledicendo la mia progenie e augurando a me stesso anni di stipsi, compongo il numero di Andy.
Tre squilli, uno scatto, un ronzio sommesso. Una voce metallica. ) .

11/28/05 06:19 pm

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11/9/05 04:02 am - Erode

(Romanzo a puntate, leggilo dal principio cliccando qui)

Il taxi mi vomita in un’ex zona industriale, ai margini della città. Non ne conoscevo l’esistenza. Capannoni abbandonati, grigio opprimente, lamiera. Saetta via con stridio di gomme, lasciandomi ben poche opzioni.
Il numero 6 è innanzi a me. Mi guardo intorno in cerca di un’entrata...
Di colpo, l’inferno.
Pareti disadorne e ferite, trasudano di un apatia tangibile. Pulsa, ipnotico, nero catrame, ribolle in gola. Il buio.
Avvolge ogni cosa, invitante silenzio, il fascino del nulla.
Urlo.
Nessun suono, riverbero, eco. Caldo. Opprimente, malsano, soffocante. Un'ondata di nausea ferina risale l'esofago con l'impeto di uno tsunami. L'odore del sangue. Il fetore di corpi laceri, dilaniati. Decomposti. Lasciati a marcire in un liquame di vane speranze. Colpisce le narici, graffia le mucose, strappa via l'ossigeno da ogni alveolo con chirurgica cura, efferata cautela. Arranco. Il petto compresso da artigli intangibili.
Non ricordo da dove io sia entrato. So che devo uscire.
Muovo un passo, urto qualcosa. Costringo gli occhi a reprimere i conati, a guardare. Ha contorni sfocati, ma dolorosamente familiari. Lo conosco quel volto. Da prima che prendesse forma. So da dove viene, quando è nato, perché. So il suo nome. Perché fui io a dargliene uno. A dargli vita, e a privargliene.
Un sogno. Mio. Uno dei tanti.
Arretro. Realizzo cosa sia quella catasta di cadaveri, e qualcosa s'inerpica su per la spina dorsale, affondando i canini nella nuca. Una sensazione fredda, rovente, di aghi e consapevolezza. Il senso di colpa. Per averli lasciati morire. Rinnegati.
L'abbandono, la rinuncia, la scelta di non scegliere. I bulbi si sono abituati alla tenebra, ora vedo meglio. Non è una stanza. È una distesa apparentemente senza fine, costellata di altre vittime della routine e del grigio. Un genocidio onirico. Una strage di innocenti. Riprendo fiato, i battiti ritornano regolari.
Alzo il bavero, mi volto.
Chiudo la porta alle mie spalle, pronto a dimenticarmene, condannandoli ancora una volta. Erano miei sogni. Probabilmente non saranno più nulla. Mi allontano, con passo regolare, e gli aghi lentamente si ritraggono dal mio collo. Non credo farò più ritorno qui. Non bisognerebbe mai guardare in certe stanze della propria mente.

.


10/27/05 06:31 pm - (Echo)logical

(per leggere il romanzo dal principio, clicca qua)

18:00 - Timbro cartellino, lascio l’ufficio.
18:04 - Mi ricordo che in azienda non abbiamo la timbratrice, e io non ho un cartellino. Per fortuna il bancomat che ho infilato nel tritadocumenti è di Cris. Peccato, niente più acquisti su eBay per un po’. Oppure userò la Visa di Alex. Magari una sera gli offrirò una birra, per farmi perdonare, povero Cris. Doppio malto, meglio abbondare. La birra ha un effetto divertentissimo sui celiachi come lui.
18:09 –  Esco in strada, oggi targhe alterne. Nella mia città l’ecologia è una faccenda seria. Tipo che lo stupro è quasi legale, ma se fumi al ristorante ti mettono calabroni nei boxer. Nel senso di insetti, ma anche di grossi calabresi. Grossi calabresi sodomiti. A nessuno piacerebbe avere dei grossi calabresi sodomiti tra le gambe. Spero.
Praticamente…  [tutti i giovedì è vietato il transito nell’area cittadina a qualsiasi autoveicolo. Se sorpresi in flagrante, mio cugino vigile urbano provvederà a segarvi le gomme, picconarvi il carburatore, rigarvi il dvd di Fast&Furious con le chiavi della sua Volvo, fare tiro al piattello con le vostre copie di G.T.A San Andreas e sodomizzarvi il gatto, visto che si stava muovendo, e l’avete inopportunamente battezzato Cabrio. Niente auto, cazzo! Ah, e vi multerà, una grossa multa ok? Così ci paghiamo gli spaccini. Fastidioso, certo, ma dopo questo trattamento la multa è quasi piacevole.Il provvedimento riguarda ogni automobile, camion e monopattino (non inquina ma spacca ugualmente i cojones). E anche le motorette con parti cromate, ok? Sì, anche quelle ecologiche, poiché sono spocchiose.
Come dite? “Lei è troppo severo signor sindaco”? Ok dai, allora facciamo che sono esentati, uh… le bici, i cacciatorpedinieri e i catamarani a trazione bovina muniti di frigobar. E le aeromobili, purché guidate da conducenti dell'Acquario, preventivamente circoncisi in assenza di gravità. Uh, e il furgone dell’A-Team, nel caso ripartisse la serie. Mi piace quel reality. Ah, esentiamo anche quelli coi capelli rossi, che han già abbastanza sfiga così. Ora fuori dal mio ufficio che devo scaricare dei porni.]
Inutile dire che il sindaco è simpatico quanto la colecisti, ma meno popolare. Però ha dei gran bei porni.
Ad ogni modo, mi toccherà prendere un taxi. Questo davanti a me pare perfetto.
Salgo, dico la destinazione a quel piccolo ammasso incongruo di carne e sudore che vedo seduta davanti. Poi mi accorgo che il tassista è l’altro ammasso, quello più grosso e più unto, sul sedile accanto. Stavo parlando col suo cheeseburger. Sembrava più sveglio.
Partiamo. Nello specchietto noto che il silenzioso autista ogni tanto mi scruta, con un sorrisetto del cazzo tatuato in volto.

Io: “Potrebbe smetterla di sorridere ininterrottamente? È irritante.”
Taxi Driver: “Ho avuto un ictus.”
Io: “E cosa c’è di divertente in questo?
Mi guardò come un parcheggio femminile. Brutto e di traverso.
Taxi Driver: “Intendo dire che metà del mio viso è bloccata.”
Io: “So cos’è un ictus. Continua a non divertirmi. Ma ognuno ha il suo humor, se a lei fa ridere, beh, ok.”
Taxi Driver: “Lei è sempre così?
Io: “No, a volte sono sgradevole.”
Stranamente, il taxi sbanda facendomi battere la fronte sul vetro. Una buca, suppongo.
Già.

.

10/13/05 08:45 pm - Washing Karmachine

Pausa caffè, apro il frigorifero in cerca di una birra.
Un uomo in kimono mi fissa, rannicchiato nel secondo ripiano.
Opzione numero uno: lo ignoro, afferro la mia birra, e gli richiudo il portello sul grugno con fare disinvolto. Poi naturalmente cadrò a terra in preda a convulsioni isteriche, schiumando dalla bocca e strillando come una giumenta durante il parto, o robe così.
Opzione numero due... )

10/4/05 03:36 am - Clarity / Charity

(Questo è un romanzo a puntate. Leggilo dal principio cliccando qui)

Clara: Oh, ciao...
Attendeva una risposta.
Da me.
Io non riuscivo, a rispondere. I miei neuroni correvano istericamente sulle sinapsi urlando con le mani al cielo:
“No... Clara no, Clara no… piuttosto circoncidetemi con il Gratì ®”

Era per metà un’inetta. L’altra metà era troppo stupida per raggiungere quel traguardo. Penalizzato per falsa partenza, il suo cervello fu retrocesso all’ultima fila, dove gli altri piloti cerebrali smarmittano, coscienti che si schianteranno alla prima curva logica.
Proprio così, una mente relegata all’ultima fila. L’ultima fila di un cinema, dove adolescenti piantano più limoni della Coldiretti siciliana. Se li piantano nelle reciproche cavità orali con suoni viscosi, a pochi metri dai box dei succitati piloti. E con tutto quel casino di limoni e motori, lei fatica a seguire la trama del film. Oltretutto è in lingua originale, e lei non parla il Lituano. Un po’ barocca come allegoria, ma rende l’idea del caos in quella scatola cranica, che potrebbe tranquillamente fungere da cassonetto. Oltretutto, Clara ha proprio il fisico adatto.

Dopo 4 mesi come stagista, è riuscita a inimicarsi tutto l’ufficio, che quindi la tratta con cordialità e sorrisi di cartongesso, fingendo simpatia. Perché? Perché anche se è simpatica come un mazzo di ortiche nell’uretra,  la figlia del presidente non puoi falciarla con una mietitrebbia. Però invio sue polaroid a rotten.com ogni lunedì mattina. Mi ci pago il bollo auto.

Clara: Dovevo solo darti questa, era sulla tua scrivania.
Io: Cioè esattamente dove mi sto dirigendo. Grazie dell’utile gesto di portarmela qui.
Clara: Fottiti
Io: Ci ho già provato, finisco sempre per correre in circolo stringendomi l’organo, nel tentativo d’inserirlo dietro. “Ti prendo! Ti prendo!!”, urlo. Ma non ci riesco mai. Frustrante.
Clara: Hai bisogno di farti vedere
Io: Ho bisogno che tu non ti faccia vedere.

Le passai oltre, mi sedetti alla scrivania, rigirandomi tra le dita la busta bianca.
Ero ansioso come un bambino la sera del 24 dicembre. Un bambino induista.
Non che avessi di meglio da fare, quindi l’aprii.
Conteneva un biglietto, recava un’unica scritta.

Amniotic Boulevard, 6. Ore 21:00. Solo.

Quasi ebbi 4 infarti simultanei.
Un solo pensiero:
“Vishnu, fa che non sia Clara che vuole un appuntamento”

Infilando il biglietto in tasca, ripassai mentalmente il più breve percorso fognario per uscire dalla città. Just in case.

9/29/05 11:28 pm - Zodiacancer

(Questo è un romanzo a puntate. Leggilo dal principio cliccando qui)

Entrai in ufficio raggiante come un canarino in miniera, imbattendomi immediatamente in un musicista con l’incontenibile voglia di parlarmi nonostante la bocca colma di muffin al mirtillo.
Io: Niente buone notizie Cris, sai che sono allergico, e TI vengono tutti quegli sfoghi
Cris: (sputando briciole semimasticate) Lividi. Sono ematomi. Ti alteri e sfoghi su di me.
Io: Insomma, novità?
Cris: Pessime. L’assunzione di Clara
Io: In cielo?
Cris: Ne dubito, anche se sicuramente è ancora vergine.
Io: Già, è affezionata al suo segno zodiacale, ce l’ha da quando era piccola
Cris: Anche io il mio, ma lo cambierei volentieri
Io: Cos’hai?
Cris: Un cancro. Allo stadio terminale. Sai, sono nato negli ultimi giorni. Ci mancava poco fossi un leone.
Io: Al terminale ci giocano anche la Serie A?
Cris: Come?
Io: No dico, fa riflettere. Prima la violenza agli stadi, ora i cancri. È davvero uno sport malato.
Cris: A volte ho il sospetto che tu sia semplicemente idiota.
Io: Poi apro bocca e te ne do conferma insindacabile.
Cris: Ci vediamo dopo per un caffè?
Io: Se non mi viene un glaucoma nelle prossime 2 ore, ci vediamo. Buona fortuna.
Cris: Prendi le tue pillole, cinico bastardo.

Adoro Cris. Riesce ad essere più insensibile di me, la sua bassezza batte la mia. Sono 1 e 85, lui supera a stento il metro e settanta. Con la rincorsa. E il trampolino. In fosbury.

Sto ancora pensando a quanto la gola di Cris sembri anatomicamente predisposta ad ospitare i suoi muffin, interi, quando appare lei. Mi si para davanti. Nel senso che si lancia come Toldo durante una parata. Una parata con majorettes e carri allegorici. Toldo perde la testa in certe occasioni. Nelle decapitazioni, ad esempio.
Lei solleva il capo. Lo rimette a terra, il mio capo è un uomo di 87 chili piuttosto permaloso. Eccola qui.

Clara…

9/26/05 12:31 am - Frangetta Is The Reason

Cammina dall’altro lato della strada, poco lontano da casa di Andy. Spengo la sigaretta, mi appoggio a una vetrina, lo osservo. Si chiama Maicol. Scritto esattamente così. Come lo so? L’ho deciso io, mi sembrava appropriato. È un nome orribile, quindi è appropriato.
Maicol ha gli occhi bovini ed espressivi come quelli di un caribù. Morto. Morto in una maniera dolorosa e anacronistica. Tipo trafitto dalle lance di 14 opliti greci. Tipo… opliti vestiti da swat. Anacronistici opliti a caccia di caribù. Non ha senso, lo so. Ma erano mesi che volevo dire “anacronistica”.
Gli occhi di Maicol sono velati di lacrime. L’occhio. Ne vedo solo uno. Bovino e spento. L’altro è celato da una drappo nero e untuoso. L’altro occhio, non l’altro bovino. Capelli. Quel drappo che gli nasconde (e per questo forse dovrei ringraziarlo) metà volto è una tediosa frangetta di capelli, neri e viscosi come salsa di soia al buio. È un perfetto ragazzo emo. Jeans dimarcalisimanonperchèvecchilihocompratigiàcosìebasta (a.ka. “sono orgoglioso di pagare 200 euro per ciò che 3 anni fa consideravo stracci”)  spillette ovunque, t-shirt dei Simple Plan (simply plain?), maglione scollo a V, le lacrime facili e le ovaie. C’è tutto. Me ne sbatto altamente dell’anatomia. Lo so che anagraficamente è maschio. Lui ha le ovaie. Per forza. È uno standardizzato ragazzo EMO. Vorrei tanto significasse emofiliaco. Motiverebbe la perenne espressione sofferente di questi scheletrici primati frignanti. Lo osservo, mentre cammina trascinandosi con la gioia di vivere di un caribù. Sono 24 ore che penso ai caribù, e non ne ho mai visto uno.
Ma vedo Maicol, e so raccontarvi la sua vita, come un film…
Maicol suona emo-punk-college-rock. La sua band si chiama probabilmente notsohappy, lifesucks&sodo I, “jimmy eat green blinky charlots”
Anzi no: “Thought You Were A Friend Oswald, But I’m Alone”.
Canta del suo gatto defunto in circostanze ignote e del suo amore per la ragazza con le mollettine.
Non è bella, ma c’è chi apprezza gli spasmi intestinali, e lei è appena più gradevole. Quindi va benissimo. Quando l’amore ti sorprende, Imodium. Tanto più che ha stelle, teschi, spille e allstar ovunque. Anche sulle Allstar. Ne indossa due paia, uno sull’altro. Fa emo.
I due si incontrarono al concerto dei Gùcciarlot, ma lei non lo degnò di uno sguardo, preferendo recarsi a pulire il bagno del locale con lo spazzolino da denti.
Lo spazzolino di Maicol.
Maicol affranto spende la paghetta in maglie dei Gudciarlot. Non ha neanche un loro disco, gli fanno cagare, i Gudciarlot, ma fa emo soffrire. Anche soffrire per i soldi sprecati.
Maicol litiga con un tipo che gli ha organizzato una data ed ha abbreviato il nome del suo gruppo in T.i.w.a.f.o.b.i.a sulla locandina, nome che fa molto metal teutonico. Durante la lite Maicol scoppia in lacrime e non riesce a parlare a causa dei singhiozzi. Il mascara cola inesorabilmente.
Maicol viene picchiato regolarmente e soffanucolmente (invento avverbi come Carmen Consoli, ma senza stridio e asma) da alcune compagne di classe per una non ben chiara faccenda di eyeliner rubati. Qualche ora dopo viene steso a colpi di catene da alcuni nazi che lo apostrofano come “frocio”. Non piange perchè si rende conto che la frangetta gli era venuta proprio bene. Finalmente però l’amore trionfa;
Maicol sorprende la ragazza dalle mollettine rosa che si limona fisso a mulinello un corpulento blackmetaller con la t-shirt dei Marduk.
Nella scena successiva Maicol limona a lungo con lo stesso individuo. Il pubblico in sala è perplesso. Maicol anche. Il blackmetaller s’innamora. Maicol vede la sua ragazzamollettina e fugge.
Maicol si dedica all’etilismo al Conad. Compra un cartone da sei di trasgressive Dreher (oggi con più urina). Alla cassa, viene steso a catenate dal blackmetaller tradito e dai suoi amici. Che si scolano anche le birre.

Vedo tutto questo nel lampo di un secondo, mentre “Maicol” attraversa la strada e scompare tra la folla. Fa freddo, alzo il bavero. Non ho il cappotto, quindi alzo il bavero di un passante. Proseguo verso il mio ufficio. Vi lavorano individui ben più ridicoli di Maicol. Cammino.

Inizio a rimpiangere l’utero

9/14/05 09:47 pm - Piano Solo: andante con moto

Un massacro stile pulizia etnica in centrafrica. In 6 minuti Andy perse tutti i pezzi .Tranne il Re. Da quindici interminabili minuti Andy muove in circolo quell’unica pedina, cantando “Who Wants To Live Forever” dei Queen.
In un lancinante falsetto prossimo agli ultrasuoni.
Tutti i cani del quartiere hanno i timpani sanguinanti, i pipistrelli volano impazziti come Cesna su Linate e al Delfinario di Genova il piccolo Flipper  vorrebbe tanto avere dei polsi, per potersene tagliare le vene.
Io ero allo stremo.

Io: Non credo che cantando cambierai la situazione. Ti servirebbe un piano.
Andy: Pianoforte?
Io: Certo, un pianoforte. È ovvio che la cosa più utile in questo momento sarebbe un bel pianoforte.
Andy: Per l’accompagnamento!
Io: Nooo. Per nascondertici dentro. Puoi bussi, i miei scacchi aprono, non vedono nessuno… “Il pianoforte è un dono degli dei!!!” e ti portano dentro. Salti fuori e fai una strage. La tattica del pianoforte di Troia.
Andy: Troia?
Io: Una mia amica lussuriosa. Vende pianoforti e arrotonda come può. 30 di bocca, 40 per un Do di petto e per 70 ti fa una scala pentatonica.
Andy: Settanta euro?
Io: No, settanta pedoni. Tanto con la tattica del pianoforte ne stendi a manciate. Di più se è a coda.
Andy:  E se non c’è la coda?
Io: Oh… ma c’è sempre coda davanti al mio pianoforte. Migliaia di persone che ammirano il pianoforte di Troia. L’ho inchiodato di traverso sulla A14, lo usano come casello di Rimini Sud.

Mi alzai di scatto. Presi la giacca.

Andy: E adesso dove vai?
Io:  A sdraiarmi davanti al pianoforte. Se sono fortunato riesco a farmi prendere sotto da un camionista Bulgaro.
Andy: E gli scacchi?
Io: Andavano di moda l’anno scorso. Adesso tinta unita.

Uscii.
.

9/7/05 11:19 pm - S³ (Sua Santità Scacchistica)

Prologo della storia

Ok, sono dentro. Devo assere astuto, per convincerlo. Prenderlo di punta non avrebbe senso. Di tacco non sono bravo. E poi han crossato male. Non ho le scarpe adatte. Lo distrarrò con una finta.

Mi guarda.

Il suo sguardo è come un riccio in autostrada. Piatto e marrone. Poi, si accende di una strana fiamma, pregustando la vittoria. Assaporandola. Sta succhiando un alfiere.

Andy: I bianchi sembrano fatti di zucchero.

Io: Infatti è sconsigliato ai diabetici, come gioco.

Andy: Non ricordo una cosa.

Io: Dimmi, Kasparov.

Andy: Come muove il papa?

Io: Non c’è il papa negli scacchi.

Andy: Sì-i.

Io: Quello è il re.

Andy: Sembra più un papa, ha la croce sopra.

Io: Anche le ambulanze. Ma non implica ci sia dentro il Papa.

Andy: Con Wojitila la probabilità era alta.

Io: Wojtila è morto quando gli hanno sparato, nell’ottantuno.

Andy: E chi si affacciava al balcone?

Io: Un animatronic di eurodisney. L’han fatto con gli avanzi del maestro Yoda. Non hai notato che era curvo, basso e grinzoso uguale?

Andy: Parlava nello stesso modo!

Io: “Cristiano sarai tu, usa la forza”

Andy: E perché l’han tolto?

Io: Obsoleto. Costava più ripararlo che farne venire uno nuovo dagli studios.

Andy: Ma dai, anche Ratzingä?

Io: Certo. Prima era un T-100 in “Terminator.”

Andy: Mi sembrava strano, che concludesse l’angelus con “Hasta la vista baby”.

Io: Devi vedere quando confessa con un calibro 20 a pompa.

Andy: E del vecchio papa che ne han fatto?

Io: Lo hanno glassato.

Andy: E perché?

Io: Per inserirlo nei tuoi scacchi di zucchero. È lì accanto alla regina. Ora muovi, prima che i dolciumi dichiarino la repubblica.

Si preannuncia una partita interminabile.

9/5/05 06:16 pm - Margarita.

Prologo della storia

Hehe... un utero... sì certo... perfettamente sensato… se ti chiami Salvador Dalì e sei strafatto di peyote. (Non ho prove che Dalì ne facesse uso, non che ne avesse bisogno, ma il suo semplice estro era nulla in confronto al surreale paradosso in cui mi sto muovendo.) Ho un fratello gemello, che vive ancora nell’utero di nostra comune madre, e in questo momento armeggia con un frigobar.


Andy: Vuoi un margarita?

Io, perlesso, alzando il sopracciglio: Perché, sai prepararlo?

Andy, sorridente, facendo spallucce: No

Io, sconsolato: Fammelo doppio

Andy: Ci vuoi l’oliva?

Io: Quella va nel martini. Nel margarita solo tequila, succo di limone e triple sec.

Andy, raggiante: Non ce li ho

Io: E che cos’hai?

Andy: Olive

Io: Fammele doppie

Venne verso di me con un bicchiere da cocktail sormontato da un ombrellino e 2 cannucce. Era pieno di olive. All’ascolana. Bevvi senza battere ciglio. Ciglio è imbattibile. A scacchi, soprattutto. Andy invece no, quindi tirò fuori la scacchiera e dispose i pezzi, accettando la sfida. Quella partita a scacchi era una metafora dei miei sforzi di convincerlo a uscire. E la prima mossa spettava a me.

9/3/05 09:05 pm - Criogenic

[Atto primo, scena seconda, interno utero]

È strano come la tua definizione di “assurdo” muti drasticamente, quando ti ritrovi seduto su di un divano, nel bel mezzo di un utero, a cercare di convincere un ventideuenne a nascere. Soprattutto se il divano si chiama Fågelbo. Non si sfugge all’ikea.

-Io, sconvolto e furioso: Ma ti rendi conto di quanto sia assurdo? Come diavolo hai fatto a non accorgerti che stavo nascendo, che toccava a noi?!?!?
-Andy, arrancando in cerca di una scusa: Mi hanno crionizzato, cricenizzato…
-Io, incalzandolo senza pietà: Cricetizzato. Ti hanno reso grosso quanto Hamtaro. Se non tutto, perlomeno il cervello.
-Andy, urtato e sarcastico: Mi hanno dato una ruota girevole, ho corso tanto, mi tenevo in forma.
-Io, implacabile: Quello era “Gira La Moda”, te l’han messo dentro perché volevan diventassi uno stilista.
-Andy: E io ci ho corso sopra, ok?
-Io, beffardo: Ciò non ha fatto di te un atleta.
-Andy: Ma quando corro, vesto da dio.
-Io, sconsolato: Non si può certo dire che Dio abbia buongusto, nelle sue creazioni.
-Andy: Che ne sai, hai visto il suo guardaroba?
-Io: No, ho visto Marzullo.
-Andy: Gli stilisti amano provocare, si sa.
-Io, indulgente: Ma sì, magari quel giorno aveva mangiato pesante.

Se un uomo con la gastrite può sognare demoni e massacri, chissà cosa sogna un dio con la peperonata sullo stomaco. E non credo per lui ci sia abbastanza citrosodina nella via lattea. In quel mommento mi sarebbe bastato un drink. Drasticamente forte. E lo volevo subito. Andy si mosse...

9/2/05 06:34 pm - Ignorance is Bliss

Immaginate di avere un coinquilino. Ma di non esserne al corrente. 9 mesi senza accorgervene, chiedendovi come mai il cibo scarseggia sempre. (Non sareste particolarmente svegli, a ignorare una cosa simile, ma può succedere. A me è successo). Un bel giorno voi uscite di casa, non sopportate più il caldo umido e opprimente, il dover essere nutrito attraverso un tubo flessibile. C’è da dire che come sistemazione è tutt’altro che confortevole, a malapena lo spazio di girarsi, è buio… Oltretutto al di là delle pareti si sentono strani gemiti, prodotti da chissà quale idiota creatura. Ad ogni modo, evadete, mentre individui vestiti di bianco cercano di afferrarvi e trattenervi, vi dibattete cosparsi di sangue, scalciate, iniziate a respirare l’agognata aria esterna. Alla fine, la libertà. Girate il mondo, crescete, vi sviluppate, fate esperienza. Il caso vuole che un giorno un caro amico vi inviti a vedere dove vive…e vi ritroviate davanti a quell’anfratto da cui siete evasi quasi 22 anni prima. E scoprite che il coinquilino è ancora lì, è il vostro amico, c’era anche prima e non ve ne siete accorti. È il vostro fratello gemello, è rimasto lì, nell’utero… per 21 anni, uscendone di tanto in tanto, sviluppando la mente come voi, ma senza abbandonare definitivamente il nido. E pare non abbia tuttora intenzione di nascere. Mamma affitta l’utero, lo affitta a lui, e lui paga regolarmente il canone, subaffittando qua e là. Una vita comoda. Molti trentenni vivono ancora con la mamma. Lui conta di andarsene per i 25… ventisei al massimo.

Ci sono cose che è meglio ignorare per sempre. Questa è in cima alla lista. L'ignoranza è davvero una benedizione, a volte. Avrei dovuto voltarmi e andarmene, ma non l'ho fatto. E tutto ha avuto inizio...
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