| Mark ( @ 2005-09-26 00:31:00 |
| Current music: | Orgy - "Suckerface" |
Frangetta Is The Reason
Cammina dall’altro lato della strada, poco lontano da casa
di Andy. Spengo la sigaretta, mi appoggio a una vetrina, lo osservo. Si chiama
Maicol. Scritto esattamente così. Come lo so? L’ho deciso io, mi sembrava
appropriato. È un nome orribile, quindi è appropriato.
Maicol ha gli occhi
bovini ed espressivi come quelli di un caribù. Morto. Morto in una maniera
dolorosa e anacronistica. Tipo trafitto dalle lance di 14 opliti greci. Tipo…
opliti vestiti da swat. Anacronistici opliti a caccia di caribù. Non ha senso,
lo so. Ma erano mesi che volevo dire “anacronistica”.
Gli occhi di Maicol sono
velati di lacrime. L’occhio. Ne vedo solo uno. Bovino e spento. L’altro è
celato da una drappo nero e untuoso. L’altro occhio, non l’altro bovino.
Capelli. Quel drappo che gli nasconde (e per questo forse dovrei ringraziarlo)
metà volto è una tediosa frangetta di capelli, neri e viscosi come salsa di
soia al buio. È un perfetto ragazzo emo. Jeans
dimarcalisimanonperchèvecchilihocompratigiàcosìebasta (a.ka. “sono orgoglioso
di pagare 200 euro per ciò che 3 anni fa consideravo stracci”) spillette ovunque, t-shirt dei Simple Plan
(simply plain?), maglione scollo a V, le lacrime facili e le ovaie. C’è tutto.
Me ne sbatto altamente dell’anatomia. Lo so che anagraficamente è maschio. Lui
ha le ovaie. Per forza. È uno standardizzato ragazzo EMO. Vorrei tanto
significasse emofiliaco. Motiverebbe la perenne espressione sofferente di
questi scheletrici primati frignanti. Lo osservo, mentre cammina trascinandosi
con la gioia di vivere di un caribù. Sono 24 ore che penso ai caribù, e non ne
ho mai visto uno.
Ma vedo Maicol, e so raccontarvi la sua vita, come un film…
Maicol
suona emo-punk-college-rock. La
sua band si chiama probabilmente notsohappy, lifesucks&sodo I, “jimmy eat green
blinky charlots”
Anzi no: “Thought You Were A Friend Oswald, But I’m
Alone”. Canta del suo gatto defunto in circostanze ignote e del suo
amore per la ragazza con le mollettine.
Non è bella, ma c’è chi apprezza gli
spasmi intestinali, e lei è appena più gradevole. Quindi va benissimo. Quando
l’amore ti sorprende, Imodium. Tanto più che ha stelle, teschi, spille e
allstar ovunque. Anche sulle Allstar. Ne indossa due paia, uno sull’altro. Fa
emo.
I due si incontrarono al concerto dei Gùcciarlot, ma lei non lo degnò di
uno sguardo, preferendo recarsi a pulire il bagno del locale con lo spazzolino
da denti.
Lo spazzolino di Maicol.
Maicol affranto spende la paghetta in maglie
dei Gudciarlot. Non ha neanche un loro disco, gli fanno cagare, i Gudciarlot,
ma fa emo soffrire. Anche soffrire per i soldi sprecati.
Maicol litiga con un
tipo che gli ha organizzato una data ed ha abbreviato il nome del suo gruppo in
T.i.w.a.f.o.b.i.a sulla locandina, nome che fa molto metal teutonico. Durante
la lite Maicol scoppia in lacrime e non riesce a parlare a causa dei
singhiozzi. Il mascara cola inesorabilmente.
Maicol viene picchiato regolarmente
e soffanucolmente (invento avverbi come Carmen Consoli, ma senza stridio e
asma) da alcune compagne di classe per una non ben chiara faccenda di eyeliner
rubati. Qualche ora dopo viene steso a colpi di catene da alcuni nazi che lo
apostrofano come “frocio”. Non piange perchè si rende conto che la frangetta
gli era venuta proprio bene. Finalmente però l’amore trionfa;
Maicol sorprende
la ragazza dalle mollettine rosa che si limona fisso a mulinello un corpulento
blackmetaller con la t-shirt dei Marduk.
Nella scena successiva Maicol limona a
lungo con lo stesso individuo. Il pubblico in sala è perplesso. Maicol anche.
Il blackmetaller s’innamora. Maicol vede la sua ragazzamollettina e fugge.
Maicol si
dedica all’etilismo al Conad. Compra un cartone da sei di trasgressive Dreher
(oggi con più urina). Alla cassa, viene steso a catenate dal blackmetaller tradito e dai
suoi amici. Che si scolano anche le birre.
Vedo tutto questo nel lampo di un secondo, mentre “Maicol” attraversa la strada e scompare tra la folla. Fa freddo, alzo il bavero. Non ho il cappotto, quindi alzo il bavero di un passante. Proseguo verso il mio ufficio. Vi lavorano individui ben più ridicoli di Maicol. Cammino.
Inizio a rimpiangere l’utero