| Mark ( @ 2005-10-04 03:36:00 |
| Current music: | Isis - "Deconstructing Towers" |
Clarity / Charity
(Questo è un romanzo a puntate. Leggilo dal principio cliccando qui)
Clara: Oh,
ciao...
Attendeva una risposta.
Da me.
Io non riuscivo, a rispondere. I miei neuroni correvano
istericamente sulle sinapsi urlando con le mani al cielo:
“No... Clara no, Clara no… piuttosto circoncidetemi con il
Gratì ®”
Era per metà un’inetta. L’altra metà era troppo stupida per
raggiungere quel traguardo. Penalizzato per falsa partenza, il suo cervello fu
retrocesso all’ultima fila, dove gli altri piloti cerebrali smarmittano,
coscienti che si schianteranno alla prima curva logica.
Proprio così, una mente relegata all’ultima fila. L’ultima
fila di un cinema, dove adolescenti piantano più limoni della Coldiretti
siciliana. Se li piantano nelle reciproche cavità orali con suoni viscosi, a
pochi metri dai box dei succitati piloti. E con tutto quel casino di limoni e motori, lei fatica a
seguire la trama del film. Oltretutto è in lingua originale, e lei non parla il
Lituano. Un po’ barocca come allegoria, ma rende l’idea del caos in quella
scatola cranica, che potrebbe tranquillamente fungere da cassonetto.
Oltretutto, Clara ha proprio il fisico adatto.
Dopo 4 mesi come stagista, è riuscita a inimicarsi tutto l’ufficio, che quindi la tratta con cordialità e sorrisi di cartongesso, fingendo simpatia. Perché? Perché anche se è simpatica come un mazzo di ortiche nell’uretra, la figlia del presidente non puoi falciarla con una mietitrebbia. Però invio sue polaroid a rotten.com ogni lunedì mattina. Mi ci pago il bollo auto.
Clara: Dovevo solo darti questa, era sulla tua scrivania.
Io: Cioè esattamente dove mi sto dirigendo. Grazie
dell’utile gesto di portarmela qui.
Clara: Fottiti
Io: Ci ho già provato, finisco sempre per correre in circolo
stringendomi l’organo, nel tentativo d’inserirlo dietro. “Ti prendo! Ti
prendo!!”, urlo. Ma non ci riesco mai. Frustrante.
Clara: Hai bisogno di farti vedere
Io: Ho bisogno che tu non ti faccia vedere.
Le passai oltre, mi sedetti alla scrivania, rigirandomi tra
le dita la busta bianca.
Ero ansioso come un bambino la sera del 24 dicembre. Un
bambino induista.
Non che avessi di meglio da fare, quindi l’aprii.
Conteneva un biglietto, recava un’unica scritta.
Amniotic Boulevard, 6. Ore 21:00. Solo.
Quasi ebbi 4 infarti simultanei.
Un solo pensiero:
“Vishnu, fa che non sia Clara che vuole un appuntamento”