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  <title>Amniotic Boulevard 6</title>
  <subtitle>apartment U</subtitle>
  <author>
    <name>Mark</name>
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  <updated>2006-11-06T20:51:20Z</updated>
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    <title>Benno Hill</title>
    <published>2006-06-04T20:50:07Z</published>
    <updated>2006-06-04T20:50:07Z</updated>
    <content type="html">Seguo Andy nell'antro, a mio agio come fossi dal dentista. I dentisti, che simpatico pretesto per una digressione. Dicesi digressione un'espediente usato dagli scrittori o sedicenti tali, o sedicenni tali se son molto giovani, quando perdono il filo dei propri pensieri. Coi dentisti si hanno sempre i dialoghi più surreali. Soprattutto quando si sentono in diritto/dovere di iniziare una conversazione mentre ti dislocano una mascella a spallate costringendoti a rispondere alle loro frasi con laconici gemiti da giumenta in calore (mheeeuhu, nfmmmm gahgmmmnf). Ma loro no, loro conversano... E scorgendo la tua immotivata smorfia mentre ti arpiona una radice, chiederà se stai male. Digli che no, figurati, lui è un Canova dell'ortodonzia. E` che hai mal di schiena, mentre ti leviga il canino. Chiederà il perchè. Risponderai che hai portato a braccia 24 Benno. Chiederà cos'è Benno. Soffocandoti nella tua stessa saliva e con la voce riverberata dal ronzio del trapano a farti a somigliare a Robocop dopo un round di margaritas, dirai: è un portacd a colonna dell'Ikea. Domanderà incalzante cosa te ne fai di 24 Benno? Invece del prosaico: "ci ripongo i dischi, ritardato figlio illegittimo della psoriasi" anelerai masochisticamente a essere sarcastico, e replicherai: "li getto dai cavalcavia". Si arresterà. Con l'incompiutezza nello sguardo vacuo, e una mola che vortica a 3 mm dalla tua lingua. Per chiederti: "Quale cavalcavia?"&lt;br /&gt;A quel punto che cosa puoi fare se non fissarlo con lo stesso amichevole slancio che avresti per una turca?&lt;br /&gt;Avete presente la toilette dell'autogrill. Autogrill turco. Con la signora che aspetta le monetine. La turca, ecco.&lt;br /&gt;Ovviamente ho risposto "cavalcavia della Cavallosa, tortona. è un must, un classico intramontabile".&lt;br /&gt;Suppongo dovrò cambiare dentista. Lui ha cambiato autostrada per andare in ferie.&lt;br /&gt;Peccato, ci sono dei tramonti stupendi, A Tortona. Il sole proietta ombre dalle mille forme, infrangendosi sulle forme che costellano il manto stradale. Colonnine di legno in frantumi sulla collina.&lt;br /&gt;24 Benno a weekend.</content>
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    <title>Artificial Intelligences (A Snapshot)</title>
    <published>2005-12-02T17:26:21Z</published>
    <updated>2005-12-02T17:40:09Z</updated>
    <lj:music>Killswitch Engage - "Rose Of Sharyn"</lj:music>
    <content type="html">&lt;font size="3"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;Chilometri di vuoto in ogni direzione, e al centro
io.&lt;br&gt;
Dev’essere così che si sente un neurone nel cranio della Fallaci, conati a
parte. Io non ne ho.&lt;br&gt;
Non ho neanche i soldi per un taxi, potenzialmente più
utili. E fuori piove. Un diluvio “a la parisienne”, solo… con l’acqua al posto
del piombo banlieu.&lt;br&gt;
Piove anche dentro, in effetti, il soffitto del capannone
ha più crepe e buchi di un eroinomane, ma meno euforia.&lt;br&gt;
Forse piove anche nel
cranio della Fallaci, spiegherebbe molte cose. A volte vorrei ci piovesse “a la
parisienne”. E sono le volte in cui sono affettuoso.&lt;br&gt;
Ad ogni modo, devo tornare
a casa, ho delle esigenti bionde che mi attendono. E far aspettare una doppio
malto vìola ogni mio principio morale. Figuratevi le modelle che mi attendono a
casa.&lt;br&gt;
Sono bloccato, e il tempo vola. Io no, quindi anche questa è esclusa.&lt;br&gt;
Non
ho scelta. La situazione è illogica, l’unica soluzione plausibile, è ancora più
irrazionale.&lt;br&gt;
Maledicendo la mia progenie e augurando a me stesso anni di stipsi,
compongo il numero di Andy.&lt;br&gt;
Tre squilli, uno scatto, un ronzio sommesso. &lt;a name="cutid1"&gt;&lt;/a&gt;Una
voce metallica.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Voce: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Risponde la segreteria telefonica di Andy. Cioè io. Nel
senso, la voce è la mia. Cioè di Andy. Ma tecnicamente è la segreteria che
parla. Con la mia voce. Wow. Tipo, avete presente i ventriloqui? Ecco, stesso
meccanismo, mi pare. È come se la voce uscisse dalla pancia della segreteria,
dove c’è la cassetta. Tipo… parto sonoro. No, cioè… non è che ho fatto sesso
con la segreteria, non l’ho ingravidata… credo. Comunque intendevo…”&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Io: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Dio,
prendimi….”&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Voce: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Impossibile processare richiesta.”&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Io: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Ma che diamine…”&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Voce:
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Impossibile diamine. Per proseguire in inglese, dite “inglese”. Per la
versione spagnola…&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Io: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Uh?… er.. Inglese!”&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Voce: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Malese non è un opzione
contemplata dal menu. Non trovato item: Malese. Per proseguire in”&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Io: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Inglese,
cazzo… Inglese!”&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Voce: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Tres bien. Pour laisser un message,
dites «&amp;nbsp;Je suis ce que je suis et si je suis ce que je suis, qu'est-ce que
je suis&amp;nbsp;? » &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;”&lt;br&gt;
Io: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“E se invece orinassi sul tuo hard drive?”&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Voce:
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Sì certo, ottima idea minacciarmi, Ora sì che sei nella merda, umanoide.”&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Io:
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Ma che ca… Passami Andy!”&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Voce: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Costringimi”&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Io: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Ti ammazzo”&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Voce: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Tu… e quale
esercito, Shirley?”&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Io: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Formatterò la tua arrogante interfaccia con un ascia
bipenne”&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Voce: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Sublime. Avete selezionato la modalità “Aborigeno”. Le rimanenti
opzioni del menù vi saranno illustrate con danze immaginifiche ed onomatopee.”&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Scagliai
a terra il cellulare aderendo temporaneamente a svariate religioni
politestiche, per avere più materiale da bestemmiare. Si frantumò emettendo un
suono paradisiaco, molto simile a quello di rotule di commercialista sul
paraurti di un BMW.&lt;br&gt;
Non vedo l’ora di comprare un BMW. &lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Andy: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Scusa ero in
bagno”&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Io: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Ma che cazzo era quell’aggeggio? Senti volevo chieder…”&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Stallo. Un
fermo immagine sfocato e traballante, di un film muto in aramaico, bloccato su
un fotogramma indecifrabile. Ecco, credo la mia faccia apparisse così in quel
momento.&lt;br&gt;
Ma coi sottotitoli in lituano. Lituano stretto. Stenografato.&lt;br&gt;
Insomma,
ero perplesso, di una perplessità dolorosa. O forse quello era un embolo. Ma
ero perplesso. E respiravo male. Il male era ovunque, misto all’aria, quindi lo
inalavo involontariamente.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
In basso. Plastica e stagno. Il cellulare era
incongrua insensata catasta di sfrigolanti circuiti, a pochi nanometri dalle
mie scarpe. Ma sentivo la voce di Andy. Avete presente la sensazione di uno
sguardo sulla nuca? Come una lama alla gola, solo che è sulla nuca, ed è uno
sguardo.&lt;br&gt;
Mi voltai, con rapidità e grazia bovine, ed eguale acume mentale.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Andy:
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Margarita?”&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Io: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Da dove..”&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Andy. Sull’uscio del proprio appartamento.
Esattamente dietro di me.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Altro: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Hey, sto tizio ha riattaccato, mi sa che non
funziona bene la segreteria, sai?”&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Il profeta, quello uscito dal frigorifero.
Alcuni metri dietro Andy, nel suo appartamento.&lt;br&gt;
Mi guardai istintivamente
intorno in cerca di Wanna Marchi, Bruce Lee, una squadra di croquet e il
testimonial dell’Orzobimbo. Corridoio deserto.&lt;br&gt;
A quanto pare non erano ancora
arrivati al raduno dei miei incubi.&lt;br&gt;
Avran trovato traffico sulla A14. O magari
son fermi all’autogrill, Bruce Lee va pazzo per il Camogli.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Andy: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Vuoi unirti a
noi? Abbiamo già iniziato la partita, ma puoi avere vicolo corto se ti va”&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Io:
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Si può entrare a partita iniziata, a Monopoli?”&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Andy: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Non so, noi giocavamo a
Risiko”&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Chiudo lentamente la porta alle nostre spalle.&lt;br&gt;
Prendo i dadi.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
.&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/span&gt;</content>
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    <title>ryknowe @ 2005-11-28T18:19:00</title>
    <published>2005-11-28T17:29:53Z</published>
    <updated>2005-12-02T17:32:49Z</updated>
    <content type="html">&lt;a name="cutid1"&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-weight: bold; color: rgb(204, 0, 0);"&gt;Amniotic Boulevard&lt;/span&gt;
non è deceduto. L'autore ha semplicemente deciso di gettare nella
cloaca più capiente a disposizione 6 o 7 capitoli già pronti, poichè
risultati insoddisfacenti. E poi mi si era rotto il pc. E lo stereo.
No, seriamente. Periodaccio. Questo post si autodistruggerà appena
ripristinerò il romanzo, per salvare la continuity narrativa. Nel
frattempo, spero vi consoli sapere che finalmente i miei studi
accademici han dato i loro frutti. Dopo 171 test dal cavalcavia di
Tortona, ormai è ufficiale. A differenza dei gatti, i criceti NON
cadono sempre in piedi. E, cosa affascinante, non solo c'è più sangue di
quanto uno si aspetterebbe in quelle palline di pelo, ma alcune
emettono suoni molto simili a una bestemmia, in circostanze critiche. &lt;br&gt;
&lt;br&gt;
.&lt;br&gt;</content>
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    <title>Erode</title>
    <published>2005-11-09T16:14:34Z</published>
    <updated>2005-11-10T11:28:54Z</updated>
    <lj:music>Hopesfall - "The Broken Heart Of A Traitor"</lj:music>
    <content type="html">&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;a href="http://www.livejournal.com/users/ryknowe/2005/09/02/"&gt;(Romanzo a puntate, leggilo dal principio cliccando qui)&lt;/a&gt;&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;font size="3"&gt;Il taxi mi vomita in un’ex zona industriale, ai
margini della città. Non ne conoscevo l’esistenza. Capannoni abbandonati,
grigio opprimente, lamiera. Saetta via con stridio di gomme, lasciandomi ben
poche opzioni.&lt;br&gt;
Il numero 6 è innanzi a me. Mi guardo intorno in cerca di
un’entrata...&lt;br&gt;
Di colpo, l’inferno.&lt;br&gt;
Pareti disadorne e ferite, trasudano di un
apatia tangibile. Pulsa, ipnotico, nero catrame, ribolle in gola. Il buio.&lt;br&gt;
Avvolge ogni cosa, invitante silenzio, il fascino del nulla.&lt;br&gt;
Urlo.&lt;br&gt;
Nessun
suono, riverbero, eco. Caldo. Opprimente, malsano, soffocante. Un'ondata di
nausea ferina risale l'esofago con l'impeto di uno tsunami. L'odore del sangue.
Il fetore di corpi laceri, dilaniati. Decomposti. Lasciati a marcire in un
liquame di vane speranze. Colpisce le narici, graffia le mucose, strappa via
l'ossigeno da ogni alveolo con chirurgica cura, efferata cautela. Arranco. Il
petto compresso da artigli intangibili.&lt;br&gt;
Non ricordo da dove io sia entrato. So
che devo uscire.&lt;br&gt;
Muovo un passo, urto qualcosa. Costringo gli occhi a reprimere
i conati, a guardare. Ha contorni sfocati, ma dolorosamente familiari. Lo
conosco quel volto. Da prima che prendesse forma. So da dove viene, quando è
nato, perché. So il suo nome. Perché fui io a dargliene uno. A dargli vita, e a
privargliene.&lt;br&gt;
Un sogno. Mio. Uno dei tanti.&lt;br&gt;
Arretro. Realizzo cosa sia quella
catasta di cadaveri, e qualcosa s'inerpica su per la spina dorsale, affondando
i canini nella nuca. Una sensazione fredda, rovente, di aghi e consapevolezza.
Il senso di colpa. Per averli lasciati morire. Rinnegati.&lt;br&gt;
L'abbandono, la
rinuncia, la scelta di non scegliere. I bulbi si sono abituati alla tenebra,
ora vedo meglio. Non è una stanza. È una distesa apparentemente senza fine,
costellata di altre vittime della routine e del grigio. Un genocidio onirico.
Una strage di innocenti. Riprendo fiato, i battiti ritornano regolari.&lt;br&gt;
Alzo il
bavero, mi volto.&lt;br&gt;
Chiudo la porta alle mie spalle, pronto a dimenticarmene,
condannandoli ancora una volta. Erano miei sogni. Probabilmente non saranno più
nulla. Mi allontano, con passo regolare, e gli aghi lentamente si ritraggono
dal mio collo. Non credo farò più ritorno qui. Non bisognerebbe mai guardare in
certe stanze della propria mente.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
.&lt;/font&gt;&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;/span&gt;</content>
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    <title>(Echo)logical</title>
    <published>2005-10-27T16:41:20Z</published>
    <updated>2005-10-27T16:41:20Z</updated>
    <lj:music>Bleeding Through - "Love Lost In a Hail Of Gunfire"</lj:music>
    <content type="html">&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;&lt;font size="3"&gt;&lt;a href="http://www.livejournal.com/users/ryknowe/2005/09/02/"&gt;(per leggere il romanzo dal principio, clicca qua)&lt;/a&gt;&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
18:00 - Timbro cartellino, lascio l’ufficio.&lt;br&gt;
18:04 -
Mi ricordo che in azienda non abbiamo la timbratrice, e io non ho un
cartellino. Per fortuna il bancomat che ho infilato nel tritadocumenti è di
Cris. Peccato, niente più acquisti su eBay per un po’. Oppure userò la Visa di
Alex. Magari una sera gli offrirò una birra, per farmi perdonare, povero Cris.
Doppio malto, meglio abbondare. La birra ha un effetto divertentissimo sui
celiachi come lui.&lt;br&gt;
18:09 –&lt;span style=""&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;Esco in
strada, oggi targhe alterne. Nella mia città l’ecologia è una faccenda seria.
Tipo che lo stupro è quasi legale, ma se fumi al ristorante ti mettono
calabroni nei boxer. Nel senso di insetti, ma anche di grossi calabresi. Grossi
calabresi sodomiti. A nessuno piacerebbe avere dei grossi calabresi sodomiti
tra le gambe. Spero.&lt;br&gt;
Praticamente…&lt;span style=""&gt;&amp;nbsp;
&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;[tutti i giovedì è vietato il transito nell’area cittadina a qualsiasi
autoveicolo. Se sorpresi in flagrante, mio cugino vigile urbano provvederà a
segarvi le gomme, picconarvi il carburatore, rigarvi il dvd di Fast&amp;amp;Furious
con le chiavi della sua Volvo, fare tiro al piattello con le vostre copie di
G.T.A San Andreas e sodomizzarvi il gatto, visto che si stava muovendo, e
l’avete inopportunamente battezzato Cabrio. Niente auto, cazzo! Ah, e vi
multerà, una grossa multa ok? Così ci paghiamo gli spaccini. Fastidioso, certo,
ma dopo questo trattamento la multa è quasi piacevole.Il provvedimento riguarda
ogni automobile, camion e monopattino (non inquina ma spacca ugualmente i
cojones). E anche le motorette con parti cromate, ok? Sì, anche quelle
ecologiche, poiché sono spocchiose.&lt;/span&gt;&lt;br style="font-style: italic;"&gt;
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Come dite? “Lei è troppo severo signor
sindaco”? Ok dai, allora facciamo che sono esentati, uh… le bici, i
cacciatorpedinieri e i catamarani a trazione bovina muniti di frigobar. E le
aeromobili, purché guidate da conducenti dell'Acquario, preventivamente
circoncisi in assenza di gravità. Uh, e il furgone dell’A-Team, nel caso
ripartisse la serie. Mi piace quel reality. Ah, esentiamo anche quelli coi
capelli rossi, che han già abbastanza sfiga così. Ora fuori dal mio ufficio che
devo scaricare dei porni.]&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Inutile dire che il sindaco è simpatico quanto la
colecisti, ma meno popolare. Però ha dei gran bei porni.&lt;br&gt;
Ad ogni modo, mi
toccherà prendere un taxi. Questo davanti a me pare perfetto.&lt;br&gt;
Salgo, dico la
destinazione a quel piccolo ammasso incongruo di carne e sudore che vedo seduta
davanti. Poi mi accorgo che il tassista è l’altro ammasso, quello più grosso e
più unto, sul sedile accanto. Stavo parlando col suo cheeseburger. Sembrava più
sveglio.&lt;br&gt;
Partiamo. Nello specchietto noto che il silenzioso autista ogni tanto
mi scruta, con un sorrisetto del cazzo tatuato in volto.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Io: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Potrebbe smetterla
di sorridere ininterrottamente? È irritante&lt;/span&gt;.”&lt;br&gt;
Taxi Driver: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ho avuto un ictus&lt;/span&gt;.”&lt;br&gt;
Io:
“&lt;span style="font-style: italic;"&gt;E cosa c’è di divertente in questo?&lt;/span&gt;”&lt;br&gt;
Mi guardò come un parcheggio femminile.
Brutto e di traverso.&lt;br&gt;
Taxi Driver: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Intendo dire che metà del mio viso è
bloccata&lt;/span&gt;.”&lt;br&gt;
Io: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;So cos’è un ictus. Continua a non divertirmi. Ma ognuno ha il
suo humor, se a lei fa ridere, beh, ok&lt;/span&gt;.”&lt;br&gt;
Taxi Driver: “&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lei è sempre così?&lt;/span&gt;”&lt;br&gt;
Io:
“&lt;span style="font-style: italic;"&gt;No, a volte sono sgradevole&lt;/span&gt;.”&lt;br&gt;
Stranamente, il taxi sbanda facendomi battere la
fronte sul vetro. Una buca, suppongo.&lt;br&gt;
Già.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
.&lt;/font&gt;&lt;br&gt;
&lt;/span&gt;</content>
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    <title>Washing Karmachine</title>
    <published>2005-10-13T18:57:56Z</published>
    <updated>2006-10-10T13:50:42Z</updated>
    <lj:music>Taproot - "I Will Not Fall For You"</lj:music>
    <content type="html">&lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 0.9pt;"&gt;Pausa caffè, apro il frigorifero in cerca di una birra.&lt;br&gt;
Un
uomo in kimono mi fissa, rannicchiato nel secondo ripiano.&lt;br&gt;
Opzione numero uno:
lo ignoro, afferro la mia birra, e gli richiudo il portello sul grugno con fare
disinvolto. Poi naturalmente cadrò a terra in preda a convulsioni isteriche,
schiumando dalla bocca e strillando come una giumenta durante il parto, o robe
così.&lt;br&gt;
&lt;a name="cutid1"&gt;&lt;/a&gt;
Opzione numero due: nel dubbio, gli incastono un badile sul setto nasale
con impeto disumano, cantando Merola. Violenza fisica e psicologica,
annichilirebbe anche un golem. Ma prima che la mia mente possa vagliare le scelte,
o trovare il badile, il mio corpo ha già optato per la terza: un urlo in falsetto
tutt’altro che virile.&lt;br&gt;
&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 0.9pt;"&gt;Profeta: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;La paura è la prima reazione di fronte
all’ignoto, e alla consapevolezza della morte&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Io: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Hai una zia che fa Fletcher di
cognome? Meni abbastanza sfiga da poter essere suo parente.&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Profeta: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Stolto, il
mondo non è che un agglomerato di elementi inutili che altro non fanno se non
distrarci dal nostro cammino verso l' eterno oblio&lt;/span&gt;.&lt;br&gt;
Io&lt;span style=""&gt;: (continuando nella mia poderosa scaramantica strizzata di gonadi) &lt;span style="font-style: italic;"&gt;C'è
una "i" di troppo e manca un accento&lt;/span&gt;.&lt;br&gt;
Profeta: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Come, scusa?&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Io: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Senza la "i". O B L Ó&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Profeta: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ti mascheri dietro al cinismo e alle beffe, ma sei un
animo tormentato.&lt;/span&gt;.&lt;br&gt;
Io: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Non fraintendere, Sai-Baba, sono di ottimo umore. Ma non
credo proprio nell'aldilà, e spesso neppure nell'aldiqua, se prevede gente nel mio frigo. Ma negli oblò credo&lt;/span&gt;.&lt;br&gt;
Profeta:
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Preferisci il materialismo alla trascendenza?&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Io: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dipende da quanto è buona la
roba di cui ti fai tu per trascendere così.&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 0.9pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;Non intendeva mollare, accettai la
sfida. Se non puoi convincerli, confondili. Come i venditori ambulanti.&lt;br&gt;
Q&lt;/span&gt;uando
suonano, apro la porta con drammatica rapidità, pronto a una logorroica apnea,
e li sommergo di parole. Cerco di vendergli io un abbonamento. Non gli do un
secondo di tregua. Ribalto il fronte. E nella loro mente scatta il meccanismo:
"ma perchè gli ho aperto?" Si scusano, lei mi capirà, ho lasciato il
gatto sul fuoco, mi scade il parcheggio...&lt;br&gt;
Richiudono la porta, come per tenermi
fuori dal loro pianerottolo. E per i Testimoni di Geova ho pronto un distintivo
bianco su sfondo nero e la cravatta in tinta. Non tollerano la propaganda di
"noi" mormoni. Non alle 8 del mattino&lt;br&gt;
&lt;span style=""&gt;Tattica collaudata. Partii a razzo.&lt;br&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 0.9pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;Io: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Credo nell'oblò perchè è
tangibile. E oltre l'oblò, la centrifuga della vita vortica, e i miei panni
sporchi si nettano&lt;/span&gt;.&lt;br&gt;
Profeta: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Interessante…&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Io: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Buddismo spicciolo, rielaborato da
una lavandaia. La vita è una lavatrice: ne usciamo puliti ma finiamo per
sporcarci di continuo. Il ciclo si ripete, ci laviamo, torniamo nel mondo… ma
poi finiamo nuovamente oltre l'oblò. Fin quando i troppi lavaggi/resurrezioni
ci hanno reso lisi e infeltriti. Se esiste un dio è un detergente di seconda
scelta.&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Profeta: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Venduto per pochi spiccioli nonostante venga spacciato per
infallibile soluzione?&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Io: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Qualcosa del genere. E quando torniamo a lui oltre
l'oblò, lava via le nostre macchie, ma indebolisce la nostra fibra. E ci
reincarniamo deboli, sgualciti.&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Profeta: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;E che accade se la fibra si spezza?&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Io:
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Succede che il capo è inservibile, e non rinasce dalla lavatrice del karma, ma
viene buttato nel nirvana.&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Profeta: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ottimo slogan per la raccolta abiti di
Amnesty International.&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Io: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Già, finiscono in un altro mondo diverso dal nostro.
Il terzo mondo. Dove forse riniziano a vivere una vita dove nessuno lava via le
macchie dai propri capi, perché ci sono esigenze più pressanti. Ma dove una
camicia è tesoro, e nessuno se ne sbarazza anche se non è esteticamente
impeccabile e alla moda.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 0.9pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;Il mio discorso poteva anche avere un significato
profondo, ed ero il primo a meravigliarmene. Il santone mi guardava con un
sardonico sorriso compiaciuto. La sua calma mi dava l’illusione di averlo
sfiancato, di poter passare oltre.Ovviamente mi sbagliavo. Parlò.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 0.9pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;Profeta: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Mi sorge un dubbio&lt;/span&gt;.&lt;br&gt;
Io (stappando la birra): &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Sono qui per
illuminarla&lt;/span&gt;.&lt;br&gt;
Profeta: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ma se i bianchi lavano i loro peccati a 60 gradi e i
colorati a 40... le altre razze hanno meno peccati di noi occidentali?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal" style="margin-right: 0.9pt;"&gt;&lt;span style=""&gt;Non replicai. Avevo mal di testa. Mi sentivo come la mia bottiglia di
birra.&lt;br&gt;
Verde e svuotato dal collo in su. Pieno di liquido nella parte bassa.&lt;br&gt;
Richiusi
lo sportello, la luce si spense, nel frigorifero e nello sguardo del profeta. Andai
verso il bagno.&lt;br&gt;
Alle mie spalle teologia, davanti a me una tazza di ceramica
bianca. Due cose belle e candide, viste da fuori.&lt;br&gt;
Ma nelle quali la gente è
capace di riversare il peggio.&lt;br&gt;
Finii la mia birra. Alla tua salute, budda dei
surgelati.&lt;br&gt;
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Amen&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content>
  </entry>
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    <title>Clarity / Charity</title>
    <published>2005-10-04T21:47:14Z</published>
    <updated>2005-10-04T21:47:14Z</updated>
    <lj:music>Isis - "Deconstructing Towers"</lj:music>
    <content type="html">&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;a href="http://www.livejournal.com/users/ryknowe/2005/09/02/"&gt;&lt;font size="3"&gt;(Questo è un romanzo a puntate. Leggilo dal principio
cliccando qui)&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;














&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;font size="3"&gt;Clara: &lt;span style="font-style: italic;" lang="ES"&gt;Oh,
ciao...&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Attendeva una risposta.&lt;br&gt;
Da me.&lt;br&gt;
Io non riuscivo, a rispondere. I miei neuroni correvano
istericamente sulle sinapsi urlando con le mani al cielo:&lt;br&gt;
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“No... Clara no, Clara no… piuttosto circoncidetemi con il
Gratì ®”&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;font size="3"&gt;Era per metà un’inetta. L’altra metà era troppo stupida per
raggiungere quel traguardo. Penalizzato per falsa partenza, il suo cervello fu
retrocesso all’ultima fila, dove gli altri piloti cerebrali smarmittano,
coscienti che si schianteranno alla prima curva logica.&lt;br&gt;
Proprio così, una mente relegata all’ultima fila. L’ultima
fila di un cinema, dove adolescenti piantano più limoni della Coldiretti
siciliana. Se li piantano nelle reciproche cavità orali con suoni viscosi, a
pochi metri dai box dei succitati piloti. E con tutto quel casino di limoni e motori, lei fatica a
seguire la trama del film. Oltretutto è in lingua originale, e lei non parla il
Lituano. Un po’ barocca come allegoria, ma rende l’idea del caos in quella
scatola cranica, che potrebbe tranquillamente fungere da cassonetto.
Oltretutto, Clara ha proprio il fisico adatto.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;font size="3"&gt;Dopo 4 mesi come stagista, è riuscita a inimicarsi tutto
l’ufficio, che quindi la tratta con cordialità e sorrisi di cartongesso,
fingendo simpatia. Perché? Perché anche se è simpatica come un mazzo di ortiche
nell’uretra,&lt;span style=""&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;la figlia del presidente
non puoi falciarla con una mietitrebbia. Però invio sue polaroid a rotten.com
ogni lunedì mattina. Mi ci pago il bollo auto.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;














&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;font size="3"&gt;Clara: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Dovevo solo darti questa, era sulla tua scrivania&lt;/span&gt;.&lt;br&gt;
Io: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Cioè esattamente dove mi sto dirigendo. Grazie
dell’utile gesto di portarmela qui.&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Clara: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Fottiti&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Io: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ci ho già provato, finisco sempre per correre in circolo
stringendomi l’organo, nel tentativo d’inserirlo dietro. “Ti prendo! Ti
prendo!!”, urlo. Ma non ci riesco mai. Frustrante.&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Clara: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Hai bisogno di farti vedere&lt;/span&gt;&lt;br&gt;
Io: &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ho bisogno che tu non ti faccia vedere&lt;/span&gt;.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;






&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;font size="3"&gt;Le passai oltre, mi sedetti alla scrivania, rigirandomi tra
le dita la busta bianca.&lt;br&gt;
Ero ansioso come un bambino la sera del 24 dicembre. Un
bambino induista.&lt;br&gt;
Non che avessi di meglio da fare, quindi l’aprii.&lt;br&gt;
Conteneva un biglietto, recava un’unica scritta.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p style="font-weight: bold; font-style: italic; color: rgb(204, 0, 0);" class="MsoNormal"&gt;&lt;font size="3"&gt;Amniotic Boulevard, 6. Ore 21:00. Solo.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;






&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;font size="3"&gt;Quasi ebbi 4 infarti simultanei.&lt;br&gt;
Un solo pensiero:&lt;br&gt;
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Vishnu, fa che non sia Clara che vuole un appuntamento”&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;


&lt;font size="3"&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;Infilando il biglietto in tasca, ripassai mentalmente il più breve
percorso fognario per uscire dalla città. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;" lang="EN-GB"&gt;Just in case.&lt;/span&gt;&lt;/font&gt;</content>
  </entry>
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    <title>Zodiacancer</title>
    <published>2005-09-29T21:35:23Z</published>
    <updated>2005-09-29T21:35:23Z</updated>
    <lj:music>Finch - "Insomniatic Meat"</lj:music>
    <content type="html">&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;a href="http://www.livejournal.com/users/ryknowe/2005/09/02/"&gt;(Questo è un romanzo a puntate. Leggilo dal principio cliccando qui)&lt;/a&gt;&lt;br&gt;
&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Entrai in ufficio raggiante come un canarino in miniera,
imbattendomi immediatamente in un musicista con l’incontenibile voglia di
parlarmi nonostante la bocca colma di muffin al mirtillo.&lt;br&gt;
Io: Niente buone
notizie Cris, sai che sono allergico, e TI vengono tutti quegli sfoghi&lt;br&gt;
Cris:
(sputando briciole semimasticate) Lividi. Sono ematomi. Ti alteri e sfoghi su
di me.&lt;br&gt;
Io: Insomma, novità?&lt;br&gt;
Cris: Pessime. L’assunzione di Clara&lt;br&gt;
Io: In cielo?&lt;br&gt;
Cris:
Ne dubito, anche se sicuramente è ancora vergine.&lt;br&gt;
Io: Già, è affezionata al suo
segno zodiacale, ce l’ha da quando era piccola&lt;br&gt;
Cris: Anche io il mio, ma lo
cambierei volentieri&lt;br&gt;
Io: Cos’hai?&lt;br&gt;
Cris: Un cancro. Allo stadio terminale. Sai,
sono nato negli ultimi giorni. Ci mancava poco fossi un leone.&lt;br&gt;
Io: Al terminale
ci giocano anche la Serie A?&lt;br&gt;
Cris: Come?&lt;br&gt;
Io: No dico, fa riflettere. Prima la
violenza agli stadi, ora i cancri. È davvero uno sport malato.&lt;br&gt;
Cris: A volte ho
il sospetto che tu sia semplicemente idiota.&lt;br&gt;
Io: Poi apro bocca e te ne do
conferma insindacabile.&lt;br&gt;
Cris: Ci vediamo dopo per un caffè?&lt;br&gt;
Io: Se non mi viene
un glaucoma nelle prossime 2 ore, ci vediamo. Buona fortuna.&lt;br&gt;
Cris: Prendi le tue
pillole, cinico bastardo.&lt;/p&gt;

&lt;p class="MsoNormal"&gt;Adoro Cris. Riesce ad essere più insensibile di me, la
sua bassezza batte la mia. Sono 1 e 85, lui supera a stento il metro e
settanta. Con la rincorsa. E il trampolino. In fosbury.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Sto ancora pensando a
quanto la gola di Cris sembri anatomicamente predisposta ad ospitare i suoi
muffin, interi, quando appare lei. Mi si para davanti. Nel senso che si lancia
come Toldo durante una parata. Una parata con majorettes e carri allegorici.
Toldo perde la testa in certe occasioni. Nelle decapitazioni, ad esempio.&lt;br&gt;
Lei solleva il capo. Lo rimette a terra, il mio capo è un
uomo di 87 chili piuttosto permaloso. Eccola qui.&lt;br&gt;
&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Clara…&lt;/p&gt;</content>
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    <title>Frangetta Is The Reason</title>
    <published>2005-09-25T22:39:26Z</published>
    <updated>2006-11-06T20:51:20Z</updated>
    <lj:music>Orgy - "Suckerface"</lj:music>
    <content type="html">&lt;p class="MsoNormal"&gt;Cammina dall’altro lato della strada, poco lontano da casa
di Andy. Spengo la sigaretta, mi appoggio a una vetrina, lo osservo. Si chiama
Maicol. Scritto esattamente così. Come lo so? L’ho deciso io, mi sembrava
appropriato. È un nome orribile, quindi è appropriato.&lt;br&gt;
Maicol ha gli occhi
bovini ed espressivi come quelli di un caribù. Morto. Morto in una maniera
dolorosa e anacronistica. Tipo trafitto dalle lance di 14 opliti greci. Tipo…
opliti vestiti da swat. Anacronistici opliti a caccia di caribù. Non ha senso,
lo so. Ma erano mesi che volevo dire “anacronistica”.&lt;br&gt;
Gli occhi di Maicol sono
velati di lacrime. L’occhio. Ne vedo solo uno. Bovino e spento. L’altro è
celato da una drappo nero e untuoso. L’altro occhio, non l’altro bovino.
Capelli. Quel drappo che gli nasconde (e per questo forse dovrei ringraziarlo)
metà volto è una tediosa frangetta di capelli, neri e viscosi come salsa di
soia al buio. È un perfetto ragazzo emo. Jeans
dimarcalisimanonperchèvecchilihocompratigiàcosìebasta (a.ka. “sono orgoglioso
di pagare 200 euro per ciò che 3 anni fa consideravo stracci”)&lt;span style=""&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;spillette ovunque, t-shirt dei Simple Plan
(simply plain?), maglione scollo a V, le lacrime facili e le ovaie. C’è tutto.
Me ne sbatto altamente dell’anatomia. Lo so che anagraficamente è maschio. Lui
ha le ovaie. Per forza. È uno standardizzato ragazzo EMO. Vorrei tanto
significasse emofiliaco. Motiverebbe la perenne espressione sofferente di
questi scheletrici primati frignanti. Lo osservo, mentre cammina trascinandosi
con la gioia di vivere di un caribù. Sono 24 ore che penso ai caribù, e non ne
ho mai visto uno.&lt;br&gt;
Ma vedo Maicol, e so raccontarvi la sua vita, come un film…&lt;br&gt;
Maicol
suona emo-punk-college-rock. &lt;span style="" lang="EN-GB"&gt;La
sua band si chiama probabilmente notsohappy, lifesucks&amp;amp;sodo I, “jimmy eat green
blinky charlots”&lt;br&gt;
Anzi no: “Thought You Were A Friend Oswald, But I’m
Alone”. &lt;/span&gt;Canta del suo gatto defunto in circostanze ignote e del suo
amore per la ragazza con le mollettine. &lt;br&gt;
Non è bella, ma c’è chi apprezza gli
spasmi intestinali, e lei è appena più gradevole. Quindi va benissimo. Quando
l’amore ti sorprende, Imodium. Tanto più che ha stelle, teschi, spille e
allstar ovunque. Anche sulle Allstar. Ne indossa due paia, uno sull’altro. Fa
emo.&lt;br&gt;
I due si incontrarono al concerto dei Gùcciarlot, ma lei non lo degnò di
uno sguardo, preferendo recarsi a pulire il bagno del locale con lo spazzolino
da denti.&lt;br&gt;
Lo spazzolino di Maicol.&lt;br&gt;
Maicol affranto spende la paghetta in maglie
dei Gudciarlot. Non ha neanche un loro disco, gli fanno cagare, i Gudciarlot,
ma fa emo soffrire. Anche soffrire per i soldi sprecati.&lt;br&gt;
Maicol litiga con un
tipo che gli ha organizzato una data ed ha abbreviato il nome del suo gruppo in
T.i.w.a.f.o.b.i.a sulla locandina, nome che fa molto metal teutonico. Durante
la lite Maicol scoppia in lacrime e non riesce a parlare a causa dei
singhiozzi. Il mascara cola inesorabilmente.&lt;br&gt;
Maicol viene picchiato regolarmente
e soffanucolmente (invento avverbi come Carmen Consoli, ma senza stridio e
asma) da alcune compagne di classe per una non ben chiara faccenda di eyeliner
rubati. Qualche ora dopo viene steso a colpi di catene da alcuni nazi che lo
apostrofano come “frocio”. Non piange perchè si rende conto che la frangetta
gli era venuta proprio bene. Finalmente però l’amore trionfa;&lt;br&gt;
Maicol sorprende
la ragazza dalle mollettine rosa che si limona fisso a mulinello un corpulento
blackmetaller con la t-shirt dei Marduk.&lt;br&gt;
Nella scena successiva Maicol limona a
lungo con lo stesso individuo. Il pubblico in sala è perplesso. Maicol anche.
Il blackmetaller s’innamora. Maicol vede la sua ragazzamollettina e fugge.&lt;br&gt;
Maicol si
dedica all’etilismo al Conad. Compra un cartone da sei di trasgressive Dreher
(oggi con più urina). Alla cassa, viene steso a catenate dal blackmetaller tradito e dai
suoi amici. Che si scolano anche le birre.&lt;br&gt;
&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Vedo tutto questo nel lampo di un
secondo, mentre “Maicol” attraversa la strada e scompare tra la folla. Fa
freddo, alzo il bavero. Non ho il cappotto, quindi alzo il bavero di un
passante. Proseguo verso il mio ufficio. Vi lavorano individui ben più ridicoli
di Maicol. Cammino.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Inizio a rimpiangere l’utero&lt;/p&gt;</content>
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    <title>Piano Solo: andante con moto</title>
    <published>2005-09-14T19:55:17Z</published>
    <updated>2005-09-14T19:55:17Z</updated>
    <lj:music>Deftones - "RX Queen"</lj:music>
    <content type="html">&lt;p class="MsoNormal"&gt;Un massacro stile pulizia etnica in centrafrica. In 6 minuti
Andy perse tutti i pezzi .Tranne il Re. Da quindici interminabili minuti
Andy muove in circolo quell’unica pedina, cantando “Who Wants To Live
Forever” dei Queen.&lt;br&gt;
In un lancinante falsetto prossimo agli ultrasuoni.&lt;br&gt;
Tutti i cani del quartiere hanno i timpani sanguinanti, i
pipistrelli volano impazziti come Cesna su Linate e al Delfinario di Genova il
piccolo Flipper&lt;span style=""&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;vorrebbe tanto avere
dei polsi, per potersene tagliare le vene.&lt;br&gt;
Io ero allo stremo.&lt;/p&gt;
























&lt;p class="MsoNormal"&gt; Io: Non credo che cantando cambierai la situazione. Ti
servirebbe un piano.&lt;br&gt;
Andy: Pianoforte?&lt;br&gt;
Io: Certo, un pianoforte. È ovvio che la cosa più utile in
questo momento sarebbe un bel pianoforte.&lt;br&gt;
Andy: Per l’accompagnamento!&lt;br&gt;
Io: Nooo. Per nascondertici dentro. Puoi bussi, i miei
scacchi aprono, non vedono nessuno… “Il pianoforte è un dono degli dei!!!” e ti
portano dentro. Salti fuori e fai una strage. La tattica del pianoforte di
Troia.&lt;br&gt;
Andy: Troia?&lt;br&gt;
Io: Una mia amica lussuriosa. Vende pianoforti e arrotonda
come può. 30 di bocca, 40 per un Do di petto e per 70 ti fa una scala
pentatonica.&lt;br&gt;
Andy: Settanta euro?&lt;br&gt;
Io: No, settanta pedoni. Tanto con la tattica del pianoforte
ne stendi a manciate. Di più se è a coda.&lt;br&gt;
Andy:&lt;span style=""&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;E se non c’è
la coda?&lt;br&gt;
Io: Oh… ma c’è sempre coda davanti al mio pianoforte.
Migliaia di persone che ammirano il pianoforte di Troia. L’ho inchiodato di
traverso sulla A14, lo usano come casello di Rimini Sud.&lt;/p&gt;






&lt;p class="MsoNormal"&gt;Mi alzai di scatto. Presi la giacca.&lt;/p&gt;




&lt;p class="MsoNormal"&gt;Andy: E adesso dove vai?&lt;br&gt;
Io:&lt;span style=""&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;A sdraiarmi
davanti al pianoforte. Se sono fortunato riesco a farmi prendere sotto da un
camionista Bulgaro.&lt;br&gt;
Andy: E gli scacchi?&lt;br&gt;
Io: Andavano di moda l’anno scorso. Adesso tinta unita.&lt;/p&gt;


&lt;p class="MsoNormal"&gt; &lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;Uscii.&lt;br&gt;
.&lt;br&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</content>
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    <title>S³ (Sua Santità Scacchistica)</title>
    <published>2005-09-07T21:26:50Z</published>
    <updated>2005-09-14T20:05:40Z</updated>
    <lj:music>Nine Inch Nails - "The Line Begins To Blur"</lj:music>
    <content type="html">&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;a href="http://www.livejournal.com/users/ryknowe/2005/09/02/"&gt;Prologo della storia&lt;/a&gt;&lt;br&gt;
&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt;Ok, sono dentro. Devo assere astuto, per convincerlo.
Prenderlo di punta non avrebbe senso. Di tacco non sono bravo. E poi han
crossato male. Non ho le scarpe adatte. Lo distrarrò con una finta.&lt;/p&gt;


&lt;p class="MsoNormal"&gt;Mi guarda. &lt;/p&gt;


&lt;p class="MsoNormal"&gt;Il suo sguardo è come un riccio in autostrada. Piatto e
marrone. Poi, si accende di una strana fiamma, pregustando la vittoria.
Assaporandola. Sta succhiando un alfiere.&lt;/p&gt;


&lt;p class="MsoNormal"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;


&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Andy: I bianchi sembrano fatti di zucchero.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Io: Infatti è sconsigliato ai diabetici, come gioco.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Andy: Non ricordo una cosa.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Io: Dimmi, Kasparov.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Andy: Come muove il papa?&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Io: Non c’è il papa negli scacchi.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Andy: Sì-i.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Io: Quello è il re.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Andy: Sembra più un papa, ha la croce sopra.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Io: Anche le ambulanze. Ma non implica ci sia dentro il
Papa.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Andy: Con Wojitila la probabilità era alta.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Io: Wojtila è morto quando gli hanno sparato,
nell’ottantuno.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Andy: E chi si affacciava al balcone?&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Io: Un animatronic di eurodisney. L’han fatto con gli avanzi
del maestro Yoda. Non hai notato che era curvo, basso e grinzoso uguale?&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Andy: Parlava nello stesso modo!&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Io: “Cristiano sarai tu, usa la forza”&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Andy: E perché l’han tolto?&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Io: Obsoleto. Costava più ripararlo che farne venire uno
nuovo dagli studios.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Andy: Ma dai, anche Ratzingä?&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Io: Certo. Prima era un T-100 in “Terminator.”&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Andy: Mi sembrava strano, che concludesse l’angelus con
“Hasta la vista baby”.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Io: Devi vedere quando confessa con un calibro 20 a pompa.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Andy: E del vecchio papa che ne han fatto?&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Io: Lo hanno glassato.&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Andy: E perché?&lt;/p&gt;
&lt;p style="font-style: italic;" class="MsoNormal"&gt;Io: Per inserirlo nei tuoi scacchi di zucchero. È lì accanto
alla regina. Ora muovi, prima che i dolciumi dichiarino la repubblica.&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/p&gt;

&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;Si preannuncia una partita interminabile.&lt;/span&gt;</content>
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    <title>Margarita.</title>
    <published>2005-09-05T16:22:25Z</published>
    <updated>2005-09-05T16:22:25Z</updated>
    <lj:music>Team Sleep - "Ataraxia"</lj:music>
    <content type="html">&lt;a href="http://www.livejournal.com/users/ryknowe/2005/09/02/"&gt;Prologo della storia&lt;/a&gt;&lt;br&gt;
&lt;br&gt;


&lt;p class="MsoNormal"&gt;Hehe... un utero... sì certo... perfettamente sensato… se ti
chiami Salvador Dalì e sei strafatto di peyote. (Non ho prove che Dalì ne
facesse uso, non che ne avesse bisogno, ma il suo semplice estro era nulla in
confronto al surreale paradosso in cui mi sto muovendo.) Ho un fratello
gemello, che vive ancora nell’utero di nostra comune madre, e in questo momento
armeggia con un frigobar.&lt;/p&gt;


&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;br&gt;
Andy: Vuoi un margarita?&lt;/p&gt;


&lt;p class="MsoNormal"&gt;Io, perlesso, alzando il sopracciglio: Perché, sai
prepararlo?&lt;/p&gt;


&lt;p class="MsoNormal"&gt;Andy, sorridente, facendo spallucce: No&lt;/p&gt;


&lt;p class="MsoNormal"&gt;Io, sconsolato: Fammelo doppio&lt;/p&gt;


&lt;p class="MsoNormal"&gt;Andy: Ci vuoi l’oliva?&lt;/p&gt;


&lt;p class="MsoNormal"&gt;Io: Quella va nel martini. Nel margarita solo tequila, succo
di limone e triple sec.&lt;/p&gt;


&lt;p class="MsoNormal"&gt;Andy, raggiante: Non ce li ho&lt;/p&gt;


&lt;p class="MsoNormal"&gt;Io: E che cos’hai?&lt;/p&gt;


&lt;p class="MsoNormal"&gt;Andy: Olive&lt;/p&gt;


&lt;p class="MsoNormal"&gt;Io: Fammele doppie&lt;br style=""&gt;
&lt;br style=""&gt;
&lt;/p&gt;


&lt;span style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;;"&gt;Venne verso di me con un bicchiere da cocktail sormontato da un
ombrellino e 2 cannucce. Era pieno di olive. All’ascolana. Bevvi senza battere
ciglio. Ciglio è imbattibile. A scacchi, soprattutto. Andy invece no, quindi
tirò fuori la scacchiera e dispose i pezzi, accettando la sfida. Quella partita
a scacchi era una metafora dei miei sforzi di convincerlo a uscire. E la prima
mossa spettava a me.&lt;/span&gt;&lt;br&gt;</content>
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    <title>Criogenic</title>
    <published>2005-09-03T19:12:22Z</published>
    <updated>2005-09-03T19:12:22Z</updated>
    <lj:music>Earthtone9 - "Revelation"</lj:music>
    <content type="html">[Atto primo, scena seconda, interno utero]&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È strano come la tua definizione di “assurdo” muti drasticamente, quando ti ritrovi seduto su di un divano, nel bel mezzo di un utero, a cercare di convincere un ventideuenne a nascere. Soprattutto se il divano si chiama Fågelbo. Non si sfugge all’ikea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;-Io, sconvolto e furioso: Ma ti rendi conto di quanto sia assurdo? Come diavolo hai fatto a non accorgerti che stavo nascendo, che toccava a noi?!?!?&lt;br /&gt;-Andy, arrancando in cerca di una scusa: Mi hanno crionizzato, cricenizzato…&lt;br /&gt;-Io, incalzandolo senza pietà: Cricetizzato. Ti hanno reso grosso quanto Hamtaro. Se non tutto, perlomeno il cervello.&lt;br /&gt;-Andy, urtato e sarcastico: Mi hanno dato una ruota girevole, ho corso tanto, mi tenevo in forma.&lt;br /&gt;-Io, implacabile: Quello era “Gira La Moda”, te l’han messo dentro perché volevan diventassi uno stilista. &lt;br /&gt;-Andy: E io ci ho corso sopra, ok?&lt;br /&gt;-Io, beffardo: Ciò non ha fatto di te un atleta.&lt;br /&gt;-Andy: Ma quando corro, vesto da dio.&lt;br /&gt;-Io, sconsolato: Non si può certo dire che Dio abbia buongusto, nelle sue creazioni.&lt;br /&gt;-Andy: Che ne sai, hai visto il suo guardaroba?&lt;br /&gt;-Io: No, ho visto Marzullo.&lt;br /&gt;-Andy: Gli stilisti amano provocare, si sa.&lt;br /&gt;-Io, indulgente: Ma sì, magari quel giorno aveva mangiato pesante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se un uomo con la gastrite può sognare demoni e massacri, chissà cosa sogna un dio con la peperonata sullo stomaco. E non credo per lui ci sia abbastanza citrosodina nella via lattea. In quel mommento mi sarebbe bastato un drink. Drasticamente forte. E lo volevo subito. Andy si mosse...</content>
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    <title>Ignorance is Bliss</title>
    <published>2005-09-02T16:36:00Z</published>
    <updated>2005-09-02T16:49:10Z</updated>
    <lj:music>Sikth - "Peep Show"</lj:music>
    <content type="html">Immaginate di avere un coinquilino. Ma di non esserne al corrente. 9 mesi senza accorgervene, chiedendovi come mai il cibo scarseggia sempre. (Non sareste particolarmente svegli, a ignorare una cosa simile,  ma può succedere. A me è successo). Un bel giorno voi uscite di casa, non sopportate più il caldo umido e opprimente, il dover essere nutrito attraverso un tubo flessibile. C’è da dire che come sistemazione è tutt’altro che confortevole, a malapena lo spazio di girarsi, è buio… Oltretutto al di là delle pareti si sentono strani gemiti, prodotti da chissà quale idiota creatura. Ad ogni modo, evadete, mentre individui vestiti di bianco cercano di afferrarvi e trattenervi, vi dibattete cosparsi di sangue, scalciate, iniziate a respirare l’agognata aria esterna. Alla fine, la libertà. Girate il mondo, crescete, vi sviluppate, fate esperienza. Il caso vuole che un giorno un caro amico vi inviti a vedere dove vive…e vi ritroviate davanti a quell’anfratto da cui siete evasi quasi 22 anni prima. E scoprite che il coinquilino è ancora lì, è il vostro amico, c’era anche prima e non ve ne siete accorti. È il vostro fratello gemello, è rimasto lì, nell’utero… per 21 anni, uscendone di tanto in tanto, sviluppando la mente come voi, ma senza abbandonare definitivamente il nido. E pare non abbia tuttora intenzione di nascere. Mamma affitta l’utero, lo affitta a lui, e lui paga regolarmente il canone, subaffittando qua e là. Una vita comoda. Molti trentenni vivono ancora con la mamma. Lui conta di andarsene per i 25… ventisei al massimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono cose che è meglio ignorare per sempre. Questa è in cima alla lista. L'ignoranza è davvero una benedizione, a volte. Avrei dovuto voltarmi e andarmene, ma non l'ho fatto. E tutto ha avuto inizio...</content>
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