Questa che fu l’America ad erigere il vergognoso muro europeo, e russi e tedeschi dell’est o meglio comunisti in genere ad abbatterlo me l’ero persa. Perla sublime, di cui possiamo orgoglionamente attribuirci la paternità. Vero è che difficilmente si raggiunge la seconda guerra mondiale sui libri di testo scolastici, e anche essendo passato parecchio da quando quei libri cercavo di studiarli, pur ormai consapevole dell’indottrinamento ideologico di cui molti di quei libri sono impregnati, ammetto d’aver sgranato tanto d’occhi nel leggere la nova veritas. Sarà senz’altro stato così: lo dice un libro di storia italiano dopotutto.
Ottimo articolo di Lexi, in cui non si rimarcherà mai abbastanza l’aver fatto passare in sordina che fu in definitiva l’America, in ispecie nella persona di un ex cowboy divenuto Presidente emerito, ad abbattere quello sconcio - anche se l’attuale Presidente pare abbia cose più urgenti da fare che non celebrare il fondamentale ricordo non dico di un cowboy ma almeno della propria principale ispirativa icona politica, e vabbè. E naturalmente i movimenti europei interni al blocco allora sovietico, Polonia in particolare, che pagarono con vite sonanti il formidabile azzardo, e la Chiesa, già la Chiesa, nella lungimiranza di una scelta papale quanto mai azzeccata (ricordo questo che rammento benissimo, assieme a tutti gli avvenimenti di quegli anni). Poi da quelle parti oltre cortina ci hanno anche provato ad abbatterlo - il Papa, non il muro - ma, Madonna o meno, gli è andata buca e la Storia – quella vera, non quella dei fantascientifici libri di testo a matrice comunista italiani – ha messo il coperchio sulle pentole del diavolo, sfanculizzando quasi un secolo di enormi soprusi e immani atrocità e tutti gli aggettivi deteriori che vi va di applicare al soggetto in questione, che però, bontà loro, nella patria di quei libri di testo ancora qualcuno si ostina a non definire tali. L’unico paese al mondo, mondo libero si intende, reale e non Paperopoli o Topolinia o il regno di Lady Oscar, ad avere avuto una corposa formazione partitica con base, ideologica e spesso non solo, a Mosca, e che è sopravvissuta (!!) a quel crollo; l’unico, come già evidenziato in
questo articolo a non averci capito un cazzo di quei giorni e di molti di quelli a seguire. Viene giù il muro, ha vinto Hitler. Lampante.
La vergogna non ha vergogna d’albergare in certi individui.
A proposito: è uscito il nuovo numero del
Boston Globe, ricolmo di immagini del muro che fu e di ciò che lo ha fortunatamente rimpiazzato. Accorrere numerosi che le immagini al solito sono meritevoli e vanno fissate nella memoria a lungo termine.
Perché è stata una guerra, con due contendenti classici: da una parte i buoni, dall’altra i cattivi. E come nella migliore tradizione narrativa a perdere sono stati i cattivi, e gli ipocriti, e i buoni oggi possono sorridere felici.
Guardatele le facce di quelle persone: è una vittoria che merita di essere ricordata.
Volevo parlare dei miei pantaloni di velluto azzurro oggi, poi ho letto questo gran bell’articolo, ho visto in tv i soliti minorati mentali di un partito che non meglio specificherò (no non quello, l’altro; ce n’è uno solo che giudico innominabile e infatti qui dentro non ne troverete traccia) dire con la faccia al posto del culo o viceversa che la NECESSARIA rivoluzione giudiziaria in Italia è una vergogna (quella si, certo, mica il muro) perché vuole premiare il solito Berluscone e bla bla bla (chiaro no? leggete solo
l’ultimo degli innumerevoli articoli di Giacalone nel merito - di una giustizia inoltre sorprendentemente miope in questo caso, come d'altronde in molti altri - per farvi un’idea di quanto il Berluscone voglia, DEBBA riformare l’intero parco giustizia solo per fare un favore a sé stesso; eggià, anche questa verità sarà ormai già scritta in qualche libro di testo, indi per cui l’è sicuramente vera) e così quel post mi sa che lo farò un altro giorno.
Vorrebbe essere post divertente; l’umore ormai è impostato. Datemi una notte o due.